Effetti sulla salute

Durante il processo di decadimento radioattivo il gas Radon si trasforma in particelle solide anch'esse radioattive comunemente chiamate "figli del Radon". Queste particelle, principalmente Polonio e Bismuto, aderiscono al pulviscolo sospeso nell'aria (polvere, fumi, vapore) formando così un aerosol radioattivo che entra nei polmoni durante la respirazione.

I tessuti polmonari a contatto con i "figli del Radon" vengono così danneggiati dall'emissione di particelle ad alta energia e da radiazioni. In questo scenario, l'esposizione al Radon e ai suoi figli accresce il rischio di contrarre il tumore polmonare e molto più facilmente in soggetti fumatori. Va tuttavia specificato che è comunque la prima causa di tumore al polmone tra chi non ha mai fumato.

L’esposizione della popolazione italiana è stata valutata tramite un’indagine nazionale – promossa e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ANPA (APAT dal 6 ottobre 2002) e realizzata negli anni 1989-1996 in collaborazione con gli Assessorati alla Sanità delle Regioni su un campione di circa 5000 abitazioni – che ha permesso di stimare la distribuzione della concentrazione di Radon nelle abitazioni. Per quel che riguarda il rischio attribuibile nel nostro paese, esso può essere preliminarmente stimato intorno al 5 – 20% di tutti i tumori polmonari, e quindi circa 1500 – 6000 all’anno (Piano Sanitario Nazionale 1998).

In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima che il tra il 3 e il 10% dei tumori al polmone sia dovuto all’esposizione prolungata a concentrazioni medio-basse, dato che in genere poche persone sono esposte ad elevate concentrazioni di  Radon indoor.